Officio del Fabbro
Camera al piano terzo
OFFICIO DEL FABBRO con giaciglio
Dove il ferro ricorda
Entra, e capisci subito di non essere in un posto qualsiasi.
Le pareti in pietra a vista risalgono al 1300. Il pavimento e il soffitto sono in castagno scuro e
profumato. Una finestra medievale — stretta, profonda, scavata nel muro — inquadra un
dettaglio sul Borgo del paese. Dalla finestrella del bagno una vista che toglie il respiro: le
anse del fiume Tanaro, i calanchi delle Langhe, e nessuna casa. Solo natura.
Il letto, i comodini, il tavolo, la panchetta: tutto nasce dalle ringhiere rimosse dai terrazzi del
castello, risalenti ai primi del Novecento. Erano arrugginite, consumate. Inutilizzabili,
dicevano tutti. Invece sono state smontate, ripulite a mano, trattate una per una — fino a che
la ruggine antica non è diventata colore: quel bruno profondo che adesso caratterizza ogni
elemento della stanza.
Anche gli accessori del bagno sono nati dalle stesse ringhiere. Non è stato acquistato nulla.
Tutto era già qui da più di cent’anni.
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